Nella sezione il percorso IVG come dovrebbe essere abbiamo descritto come si sviluppa il percorso pienamente conforme alla legislazione italiana, in tutte le sue fasi: prima, durante, dopo l’interruzione volontaria di gravidanza.
Nella sezione gli ostacoli sul percorso e come difendersi, abbiamo redatto un elenco dei problemi, dei dubbi, degli ostacoli incontrati più di frequente da chi vuole abortire e li abbiamo considerati sotto il profilo giuridico e medico. Per ciascun problema abbiamo descritto cosa è necessario sapere e cosa si può fare, allegando dove possibile modelli di documenti formalmente ineccepibili da utilizzare in caso di pratiche ingiustificate o scorrette dal punto di vista medico o legale.
I diritti e le specificità delle persone straniere sono trattati in una sezione specifica, la parte sui diritti e le specificità delle persone trans è rivolta in particolare a chi lavora nei servizi e li gestisce
Qui proponiamo alcune considerazioni sulla cornice giuridica e politica in cui ci muoviamo.
L’interruzione volontaria di gravidanza dal punto di vista giuridico in Italia
Dal punto di vista giuridico l’intervento di IVG è qualificato come prestazione sanitaria essenziale del SSN (Servizio sanitario nazionale) di natura indifferibile (sia nel caso di intervento urgente che non urgente) ed è normato dalla L.194/78. La disciplina è integrata dalle leggi generali in materia sanitaria di Stato e Regioni e dagli atti del Ministero della Salute.
Da parte dello Stato vi è dunque l’obbligo di garantire la prestazione, nei limiti e alle condizioni previste dalla legge statale e dalle disposizioni di dettaglio, senza alcuna discriminazione su base territoriale e senza ritardi, poiché la letteratura scientifica è concorde sul fatto che l’incidenza di complicazioni aumenta con l’aumentare dell’età gestazionale e dunque i ritardi minano la salute della donna. Inoltre la “nascita indesiderata” è fonte di responsabilità civile e di risarcimento di danno a carico delle strutture e dei sanitari.
Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità per un aborto davvero sicuro
La legge 194, d’altra parte, non può entrare nel merito di ogni singolo caso di richiesta di IVG; per fare un esempio tra i tanti descritti nel capitolo, non può prevedere quale sia l’eventuale accertamento medico necessario per effettuare la procedura. In casi come questo, per contrastare abusi, disservizi o pratiche diffuse che vogliono sabotare la legge 194 in sede di sua attuazione, ci siamo riferite alle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) 2022.
Le Raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità (2023) e delle società scientifiche (2024)
Nell’edizione del 2023 scrivevamo: “evidenziamo che da troppo tempo si sente la mancanza di Raccomandazioni formulate da Società scientifiche italiane, soprattutto in materia di IVG farmacologica: un vuoto che espone il personale sanitario all’incertezza e le donne e persone incinte a protocolli differenziati”.
Le Indicazioni operative per l’offerta della Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) farmacologica in Italia sono state pubblicate poco dopo la diffusione della prima edizione della nostra guida (ottobre 2023).
Le Buone pratiche per il trattamento medico dell’aborto spontaneo e volontario, redatte dalle Società scientifiche per la gestione dell’aborto, spontaneo o volontario, indotto mediante terapia farmacologica, arrivano nell’agosto 2024.
Queste fonti non sono strettamente vincolanti per il personale sanitario, stante il margine di discrezionalità medica riconosciuta caso per caso, ma costituiscono parametri comportamentali “raccomandati” per la concreta applicazione della legge, perché trovano fondamento su studi e ricerche della comunità scientifica internazionale e sulle statistiche generali.
Aborto e diritto alla salute
La posizione giuridica soggettiva della donna e della persona incinta non è definita solo dalla legge 194 ma anche dal diritto alla salute e quindi al consenso informato, dal principio di dignità e libertà di autodeterminazione nella vita privata e familiare, aspetti essenziali dei diritti fondamentali e inviolabili della persona.
I limiti della legge 194/1978
Dal punto di vista politico non possiamo ignorare che la legge 194 è stata varata nel 1978, in un contesto diverso da quello attuale sia in rapporto alle conoscenze scientifiche disponibili, sia in rapporto alle forze politiche in campo. Costruita nell’intento di operare un difficile bilanciamento tra due diritti, quello alla salute della donna e quello alla vita dell’embrione/feto, questa legge è oggetto di un dibattito pubblico in cui non entriamo, poiché esula dallo scopo di questo opuscolo che è dare strumenti utili nel quadro attuale.
Differenze regionali nell’offerta dei servizi per l’interruzione volontaria di gravidanza
L’esperienza di interruzione volontaria di gravidanza può variare molto da regione a regione e addirittura all’interno dello stesso territorio regionale. Questo sia perché la modifica del titolo V della Costituzione, nel 2000, ha trasferito sui governi regionali parte delle competenze in materia di sanità; sia perché solo di recente l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato raccomandazioni di buona pratica clinica in materia di aborto farmacologico. Auspichiamo che ASL, Direzioni sanitarie, Regioni e Ministero, che condividono con il personale sanitario la responsabilità della qualità dell’assistenza, agiscano concretamente per favorire l’applicazione delle procedure qui descritte, in favore del diritto alla salute tutelato dalla Costituzione italiana.
Aborto e obiezione di coscienza (rifiuto di curare per motivi di coscienza)
Se oggi in Italia riusciamo ancora ad abortire volontariamente e ad applicare la legge 194, pur con i disservizi e gli ostacoli che abbiamo illustrato e a cui abbiamo cercato di dare delle risposte in questa guida, lo dobbiamo al personale sanitario non obiettore, anche quello che oggi è andato in pensione ma che ha “resistito” per anni e ha formato le nuove generazioni.
È noto che il personale sanitario che non si rifiuta di prestare assistenza a chi chiede l’interruzione della gravidanza (nei termini previsti dalle attuali leggi) svolge di fatto un lavoro in più rispetto a chi avanza “obiezione di coscienza”. Lavoro in più che non solo non è remunerato, ma viene spesso ostacolato dal punto di vista organizzativo, poco riconosciuto se non addirittura stigmatizzato. Lo ha certificato anche Il Comitato sociale dei Diritti sociali, quando nel 2013 la CGIL presentò un Reclamo collettivo per violazione dei diritti alla vita, alla salute e all’autodeterminazione delle donne e dei diritti lavorativi dellɜ medicɜ non obiettorɜ di coscienza.
Applicazione della legge 194/1978 e disparità nell’accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza
Anche IPPF (International Planned Parenthood Federation European Network) presentò, nel 2012, un reclamo per violazione dei diritti alla vita, alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Entrambi i Reclami collettivi sono stati dichiarati dal Comitato ammissibili e in seguito a questa pronuncia il Comitato dei Ministri europeo ha adottato una Risoluzione nei confronti dell’Italia in cui si chiede di porre fine alla situazione di inadeguata e insufficiente applicazione della legge 194 attraverso la predisposizione di misure concrete ed effettive tese a riequilibrare la presenza di medicɜ obiettorɜ e non obiettorɜ senza limitare la possibilità di esercitare il diritto all’obiezione, ma imponendo un’adeguata organizzazione agli ospedali.
Nel marzo 2021 il Comitato della Carta Sociale Europea ha concluso che permangono disparità nell’accesso al servizio interruttivo della gravidanza, che il governo italiano non ha dimostrato che il personale medico specializzato nel fornire il servizio sia sufficiente e che lɜ medicɜ non obiettorɜ di coscienza non vengano discriminatɜ rispetto allɜ obiettorɜ per le condizioni di lavoro e le prospettive di carriera. Per chi supplisce a queste carenze e a queste discriminazioni con passione e senso di responsabilità permane, dunque, una situazione di difficoltà talora insostenibile. A queste persone va la nostra gratitudine.